| L'alfabeto della Parola di Dio: Idoli |
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L'alfabeto della Parola di Dio: Idoli Idoli Dal Vangelo di Marco (10,46-52). E mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". Allora Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". E chiamarono il cieco dicendogli: "Coraggio! Alzati, ti chiama!". Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: "Che vuoi che io ti faccia?". E il cieco a lui: "Rabbunì, che io riabbia la vista!". E Gesù gli disse: "Và, la tua fede ti ha salvato". E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.
Forse non ce ne accorgiamo ma il sistema ci propone sempre nuovi idoli. Siamo bombardati da una serie di proposte accattivanti e allo stesso tempo molto superficiali che ci disorientano! Nuovi luoghi sacri, nuovi templi (es. shopping-center, sale multimediali, superdiscoteche, ecc….) dove l'attrattiva e la vanità sono da "contemplare". Sono se compro e più compro più Sono. Le maschere che mi metto servono per coprire la mia vera identità e realtà….così ci si prostituisce al primo vitello d'oro (cf. Es 32,1-6) !
Noi non possiamo non andare dietro a qualcuno, non possiamo non andare verso qualcuno. Per esprimerlo in un modo più ampio e riassuntivo del dramma dell'uomo contemporaneo, possiamo dire: non ci sono, in realtà, credenti e increduli, cioè gente che si appoggia a qualcuno e gente che non si appoggia a nessuno, ma ci sono soltanto adoratori di Dio o adoratori di idoli, credenti e idolatri.
E' il grande tema della Scrittura. L'opposizione non è tra fede e ateismo ma tra fede e idolatria. Anzi chiamare ateismo l'idolatria è una confusione di discernimento spirituale. La Scrittura ci insegna che ci sono falsi dei, non ateismo. Non è vero che il sacro è scomparso mentre è vero che c'è una trasmigrazione del sacro in altre cose. La vecchia polemica contro gli idoli che ritroviamo in tutto l'Antico Testamento, ha una sua attualità perenne e la nostra crescita in Gesù consiste nel passare da una conoscenza imperfetta di Dio vivente, alla conoscenza di Dio Padre così come Gesù lo conosce incarnato in lui e con lui.
"Da chi andremo?". Dobbiamo andare da qualcuno e se non andremo dal Signore, andremo dagli idoli o faremo un idolo di noi stessi. Sono molti gli idoli che da ogni parte ci assediano: l'idolo dell'opinione pubblica, della popolarità, del nome e anche l'idolo della nostra identità. Infatti, là dove il Signore è allontanato, alla fine l'idolo diventiamo noi stessi. E allora si vive come a teatro!!
Nella vita come a teatro "Tutto il mondo è un palcoscenico. E tutti, uomini e donne, non sono che attori. Hanno le loro entrate e le loro uscite. Ciascuno nella sua vita recita diverse parti". (Shakespeare )
Molti sono coinvolti in una qualche forma di copione e recita su diversi palcoscenici per pubblici diversi. Un noto terapeuta affermava: "Recitiamo a due livelli: sul palcoscenico pubblico, che è quello in cui agiamo in concreto, in modo visibile, verificabile, e sul palcoscenico privato, quello del pensiero, delle prove, nel quale ci prepariamo per i futuri ruoli che intendiamo recitare" (Perls).
I palcoscenici pubblici sui quali le persone recitano i loro copioni possono essere la casa, il posto di lavoro, le riunioni, la scuola, l'ufficio, la fabbrica e così via…
L'esempio di palcoscenico privato, invece, lo troviamo in quello o quella giovane che, dovendosi incontrare per la prima volta con un gruppo di persone sconosciute (potrebbe essere anche il tuo caso), nel mentre che si recava all'appuntamento si chiedeva dentro di sé: "Sarebbe meglio che agissi da timida/o o da forte? Da intelligente o da stupida/o?".
Il copione, in una parola è un programma di vita dato ad una persona che ne stabilisce la meta ed il modo di raggiungerla, è un "dramma" che la persona recita inconsciamente, anche se può esserne vagamente consapevole. Il copione di vita è dato da ciò che io penso di me e da cosa sento di dover fare per essere utile, prendere il primo posto.
Ognuno di noi è inserito in un contesto culturale dove, alcuni "presupposti" vengono condivisi con la maggioranza delle persone. Parliamo di "copioni culturali". Inutile dire che l'ambiente nel quale noi siamo inseriti è decisamente sovraffollato da modelli, persone e beni di consumo che hanno la pretesa di catturare l'attenzione e l'interesse del singolo.
Attento che i copioni culturali non dettano solo dei temi di interesse più o meno generale, ma anche degli specifici ruoli. Ciò che uno deve essere, fare o non fare…..ciò che è legittimo aspettarsi dalla vita e quanto invece è solo illusione….ciò in cui è assolutamente necessario credere….Tutto questo è soggetto a regole tanto rigide quanto implicite. Si tratta di tutta quella complessa realtà che viene comunemente definita come il "senso comune". Se il copione di vita di un individuo è conforme alle aspettative della cultura in cui vive, egli sarà accettato ed approvato, in caso contrario…
E' sufficiente aprire gli occhi sulle innumerevoli ed allettanti proposte pubblicitarie per accorgersi dei modelli di uomo o donna da imitare per avere una "rappresentazione" di sicuro successo: i "nuovi idoli". Non è raro che si cerchi nell'abbigliamento, nel taglio di capelli, nei gusti musicali, nella danza, nel linguaggio, negli ornamenti e trucchi, nell'aspetto generale della persona quegli elementi distintivi in grado di garantire una certa forma di originalità.
Viene attribuito un grande valore all'opinione dei coetanei e l'appartenenza o meno ad un determinato gruppo si gioca tutta nell'ambito della conformità o meno al copione (le regole) elaborato dal gruppo stesso.
I copioni culturali vengono, solitamente perpetuati attraverso la famiglia. Ci troviamo in questo secondo caso, nell'ambito dei "copioni familiari". Ciò che è opportuno fare o non fare, per un giovane,viene per lo più trasmesso ed appreso nei lunghi anni che l'individuo passa a contatto con il proprio ambiente famigliare.
Allora: giù le maschere! Occorre generare un "progetto di vita", la direzione che si sceglie, una direzione che prendo non perché mi è stata consegnata ma perché io l'ho scelta e fatta mia. E' lo spazio nel quale trovano senso e possibilità di risposta alcune semplici quanto "ingombranti" e decisive domande. "Chi sono? A cosa servo? Che senso ha il mio stare con gli altri? Perché vivo?". Si tratta di incamminarsi negli "itinerari della consapevolezza" per entrare nel cuore della nostra esistenza. Lì dove possiamo prendere contatto con noi stessi, con le reali motivazioni di fondo. Per intraprendere questo cammino occorre andare controcorrente e dire con le proprie scelte e la propria vita che non è mai troppo tardi per assumersi le proprie responsabilità ed aprire gli occhi su un mondo che va al di là dei muri di casa mia. Ci vuole una grande determinazione per resistere alle lusinghe del "gatto e la volpe" di turno che chiedono di delegare loro l'unico successo che davvero conta: della tua vita per gli altri.
Chi decide di prendere in mano le sorti della propria vita deve porsi l'eterno interrogativo del “Perché”? vive o meglio del “Per chi”?
La scelta di vita si fa sempre con un "colpo di testa", non irrazionale o impulsivo ma "super-razionale" cioè trascendente a noi. Terminata la riflessione ci si butta in un rischio che non trova altra giustificazione se non quella di "Così …. Per Amore!".
A mò di conlcusione Generalmente, alla base dei "copioni di vita", non ci sono grandi motivazioni….non c'è un "perché" se non "perché così fan tutti", o semplicemente, "perché mi piace….perché ne ho voglia…", non c'è una grande consapevolezza e non vengono investite le energie più profonde della tua persona. Le scelte che hanno come base il "progetto di vita", chiedono un progressivo lavorio interiore…fanno andare contro corrente….innescano numerosi e sempre più esigenti "perché"…possono creare disagevoli situazioni di incomprensione anche con le persone più vicine….
"Cosa vuoi che io faccia per te?" chiede Gesù al cieco Bartimeo. E' la stessa domanda che a questo punto il vangelo fa a ciascuno di noi che, come lui, si ritrova cieco, seduto e fuori strada alla "ricerca dei nostri idoli".
E' una domanda decisiva nel vangelo. Solo se sono cieco, e so di esserlo, so cosa voglio, e glielo chiedo.
E noi facciamo nostra la sua risposta: "Gesù abbi pietà di me. Che io veda".
"Vedere" negli itinerari della consapevolezza di essere amato/a da Qualcuno. Solo così otteniamo la vista: la fede che salva e lo seguiamo nel suo cammino (v.52)!
Il cammino del vangelo è un'educazione del desiderio, per sapere cosa chiedere.
Questo miracolo è l'illuminazione battesimale che ci fa rinascere, uscire dalle tenebre alla luce. Nel vangelo di Marco questo cieco è l'unico che chiama Gesù per nome.
Questo cieco è specchio di ognuno di noi. Attraverso l'ascolto ha sentito la promessa di Dio, e può desiderare e chiedere ciò che vuol donarci.
Da questo racconto la fede è orecchi per ascoltare la Parola; bocca per gridare-denunciare-annunciare ciò che vivo e che vive questa umanità ferita; piedi per accorrere e servire Lui e i fratelli; mani per gettare il mantello e sporcarsele; occhi per vederlo incarnato nella storia e seguirlo sui sentieri del mondo.
Questo racconto del vangelo di Marco di miracolo-discepolato diventa un appello per tutti noi nelle nostre situazioni di cecità, sulla nostra strada della croce: "Coraggio! Alzati, ti chiama!"
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