| L'alfabeto della Parola di Dio: Fede |
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L'alfabeto della Parola di Dio: Fede Fede
Dal vangelo di Luca (17,5.6). Gli apostoli dissero al Signore: “Aumenta la nostra fede!”. Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”. Qual è la specificità della fede cristiana? Quantunque si guardi la fede in generale come una religione, poiché si tratta del rapporto con quest’Assoluto che si chiama Dio, questa nozione non si rivela molto utile per coglierla nel suo carattere unico. Sarebbe allora una spiritualità? Sì, nel senso in cui essa offre un cammino personale e vissuto d’approfondimento del senso dell’esistenza. Tuttavia, questo cammino non è lasciato alla sola discrezione dell’individuo, non è fatto d’elementi da prendere o lasciare a seconda dei propri capricci. È un pellegrinaggio sulle orme di Cristo, e mette necessariamente il pellegrino in rapporto con tutti quelli che sono sullo stesso percorso.
La fede cristiana è allora una vita comune? Questa definizione ha il grande merito di corrispondere alla vita dei primi cristiani secondo il Nuovo Testamento. Bisogna ancora aggiungere che questa vita condivisa è lungi dall’essere un semplice convivio umano, ma che essa affonda le sue radici in Dio, poiché è essenzialmente partecipazione alla sua propria Vita, una Vita che è Amore e dunque Vita per gli altri. Questa vita comune è per natura inclusiva, universale, la sua irradiazione raggiunge virtualmente ogni essere umano. In questo senso, le frontiere della comunità cristiana non sono tracciate una volta per tutte; esse finiscono per confondersi con l’insieme della famiglia umana, vedi di tutta la creazione.
Nella sua essenza, la fede in Gesù Cristo può essere definita come l’offerta in atto di una comunione in Dio. Dapprima, lontano dall’essere un’opera umana, essa è essenzialmente un’offerta o un invito che viene da parte di Dio. Era già il caso nell’antico Israele: quel popolo traeva la sua identità non da criteri geografici o genealogici, ma dalla scelta gratuita di un Dio misterioso e trascendente. Con la venuta del Cristo Gesù, ciò si amplifica ancora. In lui, per quanto questo possa sembrare impensabile, è la Sorgente stessa della vita che ci viene incontro.
Se la fede cristiana è un’offerta che viene dalla parte dell’Assoluto, il ruolo degli umani è essenzialmente accogliere quest’invito e rispondervi. Non tocca a loro definirne i contorni. E se per mezzo di Cristo, Dio chiama a una condivisione di vita, a una comunione, quest’invito si rivolge alla dimensione più personale dell’essere umano, esso cerca di suscitare in lui una libertà. Altrettante ragioni per le quali una tale offerta è agli antipodi della costrizione. Ogni tentativo d’imporla con mezzi coercitivi, palesi o sottili, è assolutamente estraneo alla sua natura.
Poi, il messaggio cristiano è un’offerta in atto, cioè un invito reale e non teorico. Proprio come Gesù ha trasmesso l’essenziale del suo messaggio con la sua vita donata fino alla morte su una croce, il discepolo fa della sua esistenza il messaggio da trasmettere. Nel cristianesimo non c’è dicotomia possibile tra la dottrina e la pratica, con il rischio di svuotarsi della sua sostanza. Al contrario, la dottrina è identica alla pratica, poiché si tratta nei due casi di una comunione con Dio e tra gli umani. Se i cristiani non praticano l’amore fraterno, se le Chiese vivono nell’indifferenza o la concorrenza reciproca, la loro predicazione resta per forza lettera morta.
Come il Nuovo Testamento parla della fede? Nel Nuovo Testamento, la fede assume dapprima la forma di un movimento. Essa consiste in un processo, quello di «venire a Gesù». Forse dovremmo anche dire che prima d’essere un «movimento verso», esso è più fondamentalmente una sete, un desiderio: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me» (Giovanni 7,37). Se in questo testo, san Giovanni mette in parallelo «venire a» e «credere in» (vedi 6,35), allo stesso tempo egli sa che questo «venire a Gesù» dipende nel fondo di una segreta attrazione che il Padre ha già esercitato sul cuore (6,44).
In primo luogo, la fede non concerne dunque certe verità o delle promesse per l’avvenire, neanche delle luci sull’esistenza di un Dio trascendente. Essa comincia con un «andare verso» in direzione della persona di Gesù, e questo «andare» proviene spesso da una sete. Segretamente il cuore è già stato lavorato. È già attratto verso. Con l’incarnazione, con la presenza di Gesù in quanto essere umano, la fede dapprima prende una forma estremamente semplice: un desiderio può contenere in se stesso l’inizio della fede; un movimento significa già l’inizio del cammino.
Quando Gesù non si trova più fisicamente in mezzo ai suoi, il movimento verso di lui non si esprime più con uno spostamento – un andare verso e un seguire - com’era il caso prima della risurrezione. Chi crede in lui fa ancora un movimento, ma questo consiste nell’abbandonarsi a lui, nel consegnarsi e nel lasciargli posto. Il paradosso della fede diventa allora più evidente: essa è quasi niente ed è ciò che conta più di tutto. Essa consiste nell’aprirgli costantemente la porta del nostro cuore, pur sapendo che lui si trova già dentro. C’è qualcosa di più povero, di più gratuito di questo: aprire a qualcuno che è già lì? Cristo mi abita non come un forestiero che vorrebbe sloggiarmi. È lì come colui che mi ama, che si è messo al mio posto, che nel suo amore è in fondo a me più che io a me stesso. Tuttavia, è a me che egli apre incessantemente, poiché tra lui e me tutto resta personale, niente si fa senza di me, automaticamente. Tutto è nell’ordine di una relazione viva.
San Paolo, del resto, utilizza un’espressione curiosa: «la fede del Cristo» (per esempio Filippesi 3,9). Non si tratta dunque solo di una fede al Cristo o di una fede in lui. C’è di più: la fede viene da lui, come un dono, essa è la fede del Cristo e la ricevo come ciò per cui egli mi unisce a sé e mi fa vivere come lui. Di nuovo, la mia parte nella fede sembrerebbe quasi niente. E tuttavia, questo «quasi niente» determina tutto il mio modo d’essere.
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