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RITIRO DI QUARESIMA PER LE FAMIGLIE
"QUELL'ESSENZIALE DA TRAMANDARE"
Sabato 6 marzo 2010
Preghiera di inizio.
Vieni, Santo Spirito manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto; ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto.
o luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza nulla è nell'uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.
Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen.
Primo incontro
Quaresima, Tempo favorevole per vivere il ‘santo viaggio’ o ‘pellegrinaggio interiore’ per ritrovare il nostro cuore, per entrare nella noistra “camera”, a porta chiusa e ascoltare due parole: la parola della nostra umanità e la Parola di Dio.
La Chiesa assume da Gesù tre ‘parole’ per indirizzare il Tempo quaresimale: la preghiera, il digiuno, l’elemosina.
Preghiera è ritrovarsi, da figli, di fronte al Padre. Digiuno è fare spazio all’ascolto e all’accoglienza della Parola. Elemosina è primo passo all’attenzione e alla condivisione, al cogliere l’altro come ‘uno che mi appartiene’.
Preghiera, digiuno, elemosina: mete del ‘santo viaggio’ verso il ‘santuario’ dell’ESSENZIALITA’.
La Sacra Scrittura è certamente in grado di condurci all'individuazione di ciò che è veramente essenziale. Essa, infatti, non è un fossile o un codice per risolvere tutti i casi della vita, ma una proposta da incarnare nella storia.
La scuola della Quaresima.
La quaresima è ormai divenuto un tempo eversivo nella nostra società votata al culto dell’ "io": un tempo di spogliazione da molte cose, ma soprattutto di allontanamento dalla "philautía", dall’amore egoistico. In questo senso la quaresima è anche tempo di ritorno all’essenziale nello spazio stesso della fede: una ritrovata essenzialità nell’adesione al Signore che ci chiede solo di «praticare la giustizia, amare con misericordia e camminare nell’umiltà con Dio» (Michea 6,8).
Il gesto dell’imposizione delle Ceneri apre questo tempo di conversione all’unico necessario della fede cristiana: l’amore di Dio narrato in Gesù. E ci invita a contemplare questo amore sostando ai piedi della croce con Maria, la madre del Signore, e con il discepolo amato. Gesù crocifisso, infatti, attira gli sguardi di tutti, interroga ogni essere umano perché proprio sulla croce - nella condizione di chi spende la vita per gli altri fino a morire - appare il grande mistero che abita il cuore di ogni uomo: il mistero dell’amare e dell’essere amati, il mistero dell’amore di Dio, "eros" e "agape". Fino alla morte e alla morte ignominiosa in croce, fino a quel punto l’amore «folle» di Dio ha spinto Gesù, il quale ha mostrato come l’eros, la passione divina, l’amore estatico di Dio ha voluto unirsi all’umanità e manifestarsi come agape, carità gratuita che non chiede reciprocità. Sì, solo in Dio eros e agape, passione e carità sono uno stesso sentimento che attrae con forza indicibile ogni uomo.
…..quell’ESSENZIALE
Null’altro che questo grande mistero dell’amore deve allora attirarci nel tempo della quaresima ad andare nel deserto con Gesù, perché scopo di ogni azione cristiana, di ogni atteggiamento, di ogni sforzo può solo essere l’amore. Un amore gratuito nella sua origine divina, un amore preveniente che tuttavia chiede all’uomo, per poter essere percepito e accolto, un prezzo: il prezzo della disciplina, dell’ascesi, della purificazione. Richiede un lavoro paziente e sapiente come quello che lo scultore opera su un pezzo di marmo o di legno: si tratta di togliere, scalpellare, scavare per far emergere l’immagine, la vera immagine deposta in ciascuno di noi, l’immagine conforme a come Dio ci ha pensati, voluti e creati nel suo disegno d’amore.
Sì, nel battesimo noi cristiani siamo stati inondati dall’amore di Dio sicché noi abitiamo questo amore, e questo amore abita in noi, ma non sempre ne siamo consapevoli e, anzi, sovente contraddiciamo questa nostra verità.
La quaresima è quindi l’occasione propizia per rinunciare al nostro egoismo, per distogliere lo sguardo da noi stessi e tornare al nostro cuore, al quel luogo intimo che è abitato dallo Spirito di Dio che in noi grida: «Abbà, Padre!».
Una ‘lotta’ spirituale
Ma per intraprendere questo itinerario di conversione, per percorrerlo tesi verso la gioia della risurrezione, per camminare nell’amore di Dio è necessario affrontare con consapevolezza una vera e propria lotta spirituale.
Si tratta innanzitutto di applicarsi con assiduità all’ascolto della Parola di Dio, facendo tacere le molteplici parole che la soffocano nella nostra vita quotidiana.
Questo richiede il saper creare e difendere tempi di silenzio in cui si lasciano decantare fino a scomparire i molteplici pensieri, sovente inutili, che ci assillano: un silenzio svuotato del frastuono di voci inutili e riempito della Parola di vita che la chiesa ci propone nei quaranta giorni della quaresima; un silenzio in cui si possa percepire il soffio leggero dello Spirito che parla al nostro cuore; un silenzio che sia anche purificazione degli occhi dalla moltitudine di immagini che oggi ci turba con un fragore più forte del tuono; un silenzio che ci consenta di assumere in profondità l’altro e non di strumentalizzarlo a nostro uso e consumo. Così, ritrovando l’assiduità con il Signore, con la sua Parola, con il suo donarsi a noi nel pane e nel vino eucaristici, noi possiamo "ricentrare" l’intera nostra vita in Cristo.
La nostra lotta spirituale quaresimale richiede poi un discernimento e una conversione riguardo a ciò che alimenta la nostra esistenza. Di cosa ci nutriamo? Cosa dà consistenza alle nostre vite? Quali alimenti fanno vivere il nostro corpo e il nostro spirito? Il digiuno è lo strumento che la chiesa antica, sull’esempio di Gesù stesso, ha da subito riconosciuto come privilegiato per questo discernimento spirituale. Astenersi da certi cibi, rinunciare per un tempo determinato ma significativo a questa funzione essenziale per la nostra vita umana ci riporta a questi interrogativi essenziali. Una pratica, quella del digiuno, che è stata allontanata dalle sue radici bibliche ed evangeliche, è stata dimenticata nella prassi concreta dei cristiani d’occidente, dove è ritornata sotto le spoglie di protesta, di «sciopero della fame» o, ancor più "mondanamente", di una ricerca di benessere fisico in una società malata di bulimia. Ma la quaresima ci ripresenta il digiuno non come valore in sé, né come maschera per un’anoressia che disprezza il corpo, bensì come appello all’essenzialità anche nell’alimentazione, come solidarietà con chi quotidianamente non ha di che nutrirsi, come ripensamento dei nostri comportamenti e come rimando al cibo della Parola di Dio.
Accanto all’assiduità con Dio nella preghiera, accanto al silenzio per ascoltare la Parola di vita, accanto al digiuno per discernere il vero cibo, il «tempo per Dio» che è la quaresima ci chiama anche a un altro elemento di ascesi, del resto richiamato con forza anche in Avvento: la veglia. Associata proprio al digiuno e alla preghiera fin dalla predicazione di Gesù, la veglia cristiana è attesa del Signore e, come tale, interrogativo posto al nostro corpo su chi o che cosa tiene desto il nostro cuore. Come ben sappiamo dal nostro vissuto umano, solo l’amore ci rende capaci di stare desti: solo se amiamo qualcuno siamo disposti a rinunciare al sonno per anticiparne il ritorno, solo il chinarci amorevolmente verso la persona amata che soffre toglie il torpore dai nostri occhi e dal nostro cuore appesantito, solo il farci carico dell’altro ci permette di dimenticare il riposo che le nostre membra invocherebbero.
Anche qui, nell’intontimento spirituale che il frastuono incessante della nostra società finisce per provocare, la quaresima ci offre in dono la possibilità di fermarci e pesare quali parole e quali gesti ravvivano il nostro cuore, cosa lo fa ardere anche nella notte, cosa ne rianima il battito.
Il tempo di grazia della quaresima, allora, è davvero un tempo per tutto l’uomo, per una sua ritrovata unificazione interiore, per un suo riscatto da una vita svuotata di senso: ritrovare il «senso», il significato di quello che facciamo e diciamo per riscoprire il «senso», la direzione che le nostre vite devono intraprendere. In questo impegno ascetico, in questo sforzo spirituale cui il corpo è chiamato a partecipare, la liturgia della chiesa ci fornisce tutti gli elementi per poter riprendere la sequela del Signore nella gioia dello Spirito santo. È un cammino di autenticità: nessuna schizofrenia tra quello che si proclama e si celebra e quello che si vive in realtà; la conversione dev’essere reale, la preghiera davvero assidua, il digiuno concreto, la veglia sapiente e amante. Solo così ci predisponiamo a vivere la Pasqua, la morte e la risurrezione del Signore, liberi dai vecchi fermenti, come persone rinnovate dallo Spirito santo.
Allora vedremo realizzarsi anche per noi le parole del profeta Isaia: «La nostra luce brillerà come aurora, le nostre forze saranno rinnovate, la giustizia camminerà davanti a noi e la gloria del Signore ci accompagnerà. Se chiameremo il Signore, ci risponderà; se lo invocheremo, dirà: Eccomi!». Sì, con il cammino quaresimale vissuto con autenticità appresteremo un luogo al Signore e lo testimonieremo in mezzo agli uomini e alle donne con i quali ci ha fatto il dono grande di condividere le sofferenze e le prove ma anche la gioia e la speranza.
In Famiglia
Un obiettivo della Famiglia è “costruire insieme”, affinchè ciascun membro sia sostenuto e aiutato nella speranza concreta di realizzare i migliori desideri del cuore. Perché ciascuno si educhi e la Famiglia sia il fondamentale luogo educativo in cui si decidono i criteri educativi.
Ciò avviene anche grazie all’ “autorità” (proveniente dl latino augere = far crescere) per cui le generazioni più adulte tramandano i valori su cui si sono educati.
Costruire sull’educativo è ‘costruire insieme sulla roccia’.
Dice Gesù: "Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande" (Mt 7,24-27).
La casa, di cui parla Gesù, è la nostra vita, la nostra realizzazione, la nostra salvezza, quella eterna e quella terrena; la casa è anche la famiglia, come pure la comunità cristiana e la stessa società civile e quindi la convivenza degli uomini nel mondo intero. Come vogliamo costruire? Da persone sagge o da stolti?
E' saggio chi nel progettare la vita, in tutti i suoi diversi aspetti, cerca proposte ed aiuto che garantiscano la stabilità dei valori più grandi, soprattutto la gioia del vivere come persona e come cristiano. Così si costruisce sulla roccia e si superano le tante difficoltà o bufere che si incontrano. Nessuno di noi si comporti da stolto accontentandosi di costruire la propria vita sulla sabbia con l'illusione di risparmiare fatica e sacrifici, ma col risultato di naufragare dentro a sconfitte e rovine irreparabili.
Ciò che discrimina evangelicamente il saggio dallo stolto è l'ascolto della Parola di Gesù con l'impegno di metterla in pratica. Senza Gesù si possono tentare tante soluzioni, cercare maestri accomodanti nei confronti di certe nostre pigrizie e voglie di non impegno, ma non si va da nessuna parte. "Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode" (Sal 127). L'uomo, infatti, non può realizzare pienamente se stesso senza accogliere, anche solo in modo inconscio, la persona di Cristo e le sue proposte di vita. Ci ammonisce San Paolo: "Ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova che è Gesù Cristo" (1Cor 3,10-11).
il "progetto-uomo", uscito dalla mente di Dio Creatore, si chiama Gesù Cristo. Egli infatti è l'"uomo" mandato da Dio nel mondo per mostrare agli uomini come deve essere vissuta l'esistenza umana (cf Tt 2, 12). Quanto più noi ci avviciniamo a Lui e imitiamo il suo stile di vita, tanto più ci realizziamo nella nostra umanità; quanto più, invece, ci allontaniamo dalla sua persona, dal suo esempio e dal suo insegnamento, tanto più distruggiamo la nostra vita e quella degli altri. "Egli (Gesù) è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura… Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui… Egli è anche il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose" (Col 1,15-18).
Vocazione dell'uomo è dunque vivere come ha vissuto Gesù. Sulla base di un esplicito riferimento a Cristo, si potrà sperare di costruire un ambiente sociale, nelle nostre città e nei nostri paesi, più accettabile perché più rispondente alle esigenze fondamentali di un'esistenza autenticamente umana, come ci ricorda il Concilio Vaticano II: "Chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, si fa lui pure più uomo" (GS 41).
"Trasmettere a voi quello che a mia volta ho ricevuto dal Signore" (cf 1Cor 15, 3).
Dal Signore abbiamo ricevuto il dono della fede nel battesimo, fede che è poi diventata cosciente in noi con il primo annuncio ascoltato in famiglia dai genitori.
Poi è lo sviluppo di un cammino di crescita della formazione.
Tale ricchezza dei valori cristiani, che ora setniamo di avere nel cuore da trasmettere, a nostra volta l’abbiamo ricevuta in dono.
L'esigenza forte di annunciare Gesù Cristo non è altro che la logica conseguenza di ciò che di Lui ci è stato detto e che noi, a nostra volta, abbiamo sperimentato. Dunque, "Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato" (At 4,20).
VEGLIA
“Educhiamoci…..per educare”
Canto di inizio
Celebrante (C) - Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Assemblea (A) - Amen
C - Questa Veglia vuole richiamare la nostra attenzione sulla dimensione educativa che deve tendere a promuovere la formazione della persona umana. Chiediamo allo Spirito santo di illuminarci, affinchè ogni nostro progetto formativo sia ispirato alla pedagogia di Gesù Cristo, nostro primo e unico Maestro.
Lettore - Educhiamoci a riconoscere le nostre mancanze e i nostri limiti. Riconoscere i nostri difetti, cercare di correggerli, migliorarci ogni giorno, sono quei processi di auto-educazione che ci vengono dalla coscienza e da quelle particolari regole di comportamento condivise nel gruppo familiare e nel più ampio contesto sociale in cui siamo inseriti. Per il cristiano sono anche il momento per riconoscersi creatura piccola e fragile che si mette alla presenza del suo Creatore e che da Lui attende di essere guidata e salvata.
Accendiamo una lampada: la Parola di Dio è luce che illumina i passi del cammino della vita.
Lettore – (Dal salmo 24). Fammi conoscere, Signore, le tue vie. Insegnami, Signore, i tuoi sentieri; guidami nella tua verità e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza, in te ho sempre sperato.
Assemblea - Ricordati, Signore, del tuo amore, della tua fedeltà che è da sempre. Ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore.
Lettore - Buono e retto è il Signore, la via giusta addita ai peccatori;
Assemblea - guida gli umili secondo giustizia, insegna ai poveri le sue vie.
Lettore – Dal libro di Giona (3, 1-5. 10)
Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: “Alzati, va’ a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò”. Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Giona cominciò a percorrere la città e predicava: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.
Parola di Dio. Assemblea – Rendiamo grazie a Dio.
Lettore – Educhiamoci ed educhiamo a incontrare il Signore Risorto e la sua Chiesa.
Lettore – Dalla lettera di San Paolo apostolo a Timoteo (4, 1-5)
Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni longanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del Vangelo, adempi il tuo ministero. Parola di Dio. Assemblea – Rendiamo grazie a Dio.
Lettore - Recentemente il Papa Benedetto XVI ha affermato che la crisi economica che sta colpendo la comunità mondiale, "è connessa a quella strutturale, culturale e di valori". Questa crisi di valori, spiega, è evidente principalmente tra i giovani, in cui si affievoliscono "i valori naturali e cristiani che danno significato al vivere quotidiano e formano ad una visione della vita aperta alla speranza" ed "emergono invece desideri effimeri e attese non durature, che alla fine generano noia e fallimenti". Nel campo dell'istruzione la Chiesa "è chiamata a dare il suo apporto stimolando la riflessione e formando le coscienze dei fedeli e di tutti i cittadini di buona volontà". E' inoltre una “priorità inderogabile la formazione al rispetto delle norme, all'assunzione delle proprie responsabilità, a una impostazione di vita che riduca l'individualismo e la difesa degli interessi di parte, per tendere insieme al bene di tutti, avendo particolarmente a cuore le attese dei soggetti più deboli".
C - Preghiamo insieme, dicendo: Spirito santo alimenta la nostra passione educativa. Assemblea - Spirito santo alimenta la nostra passione educativa
Lettore - Per gli educatori che, per educare alla fede i ragazzi, tirano fuori e spendono tutto ciò che Dio ha dato loro: tempo, energie e fantasia, ti preghiamo. Assemblea - Spirito santo alimenta la nostra passione educativa
Lettore - Per i genitori che evitano la tentazione delle scorciatoie, delle minacce, dei ricatti e prediligono la convinzione, il dialogo, la pazienza, ti preghiamo. Assemblea - Spirito santo alimenta la nostra passione educativa
Lettore - Per i catechisti che non si rifugiano nel passato ma lottano per un'educazione alla fede adeguata ai ragazzi di oggi, ti preghiamo. Assemblea - Spirito santo alimenta la nostra passione educativa
Lettore – Don Bosco scriveva: “L’educazione è cosa di cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte, e ce ne dà in mano le chiavi.” L'azione educativa si compie attraverso una crescita progressiva, propiziata da gesti di attenzione e di amore; comporta una compartecipazione e una elevazione profonda dello spirito; esige una fiducia assoluta e incondizionata . Stiamo attenti a non essere educatori che hanno la presunzione di essere uomini e donne arrivati e che non hanno più bisogno di essere educati alla vita, altrimenti diventiamo ipocriti e non credibili. Chi non progredisce nella scoperta del senso e del valore della propria vita non può indicarli agli altri. E' proprio il fatto che io lotto per migliorarmi ciò che dà credibilità alla mia sollecitudine pedagogica per l'altro. Da ultimo, come credenti diciamo: educare significa aiuta l'altra persona a trovare la sua strada verso Dio. Non soltanto far si che abbia le carte in regola per affermarsi nella vita, bensì che questo "figlio di Dio" cresca fino a raggiungere "maturità di Cristo". L 'uomo è per l 'uomo la via verso Dio, però, perché lo possa essere davvero, deve egli stesso percorrere quella via. E' assurdo parlare ad un uomo della strada verso Dio, se non la si conosce per esperienza personale o almeno non la si cerca. Ecco dunque la prima parola, per incominciare: non ci è mai lecito ritenerci soddisfatti e credere di essere già formati. Deve sempre permanere viva una positiva santa insoddisfazione. Siamo figure incompiuto o soltanto abbozzate. Siamo credibili solo nella misura in cui ci rendiamo conto che un’ identica verifica etica attende sia me che colui che deve essere educato. Innanzitutto, vogliamo entrambi diventare ciò che dobbiamo essere. (Romano Guardini - da “La credibilita' dell'educatore” )
Padre nostro… Benedizione. Canto di congedo.
Domenica 7 marzo 2010
Preghiera di inizio
Il Signore è il mio pastore:non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.
Secondo Incontro
LA BELLEZZA DI QUELL'ESSENZIALE DA TRAMANDARE
Vangelo di Giovanni (10, 11-18).
Io sono il pastore bello. Il pastore bello offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il pastore bello, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».
La Famiglia che tramanda ‘quell’Essenziale’ che è amore quale riverbero dell’Amore di Dio manifestato in Cristo crocifisso e risorto, è ‘bellezza’.E il mondo ha bisogno di bellezza senza la quale si dispera, perché, come la verità, infonde gioia, resiste al tempo e unisce le generazioni nell’ammirazione. Oggi a molti manca la speranza a causa di mancate relazioni umane. Cresce la rassegnazione e l’aggressività. Anziché tendere alla bellezza, si sfruttano le situazioni per i propri interessi. L’educazione deve aiutare a sollevare lo sguardo dell’anima, a ritrovare il cammino, a sognare e desiderare una vita degna della sua vocazione alla bellezza.
“L’esperienza del bello autentico, non effimero né superficiale, non è qualcosa di accessorio o di secondario nella ricerca del senso e della felicità, perché tale esperienza non allontana dalla realtà, ma, al contrario, porta ad un confronto serrato con il vissuto quotidiano, per liberarlo dall’oscurità e trasfigurarlo, per renderlo luminoso, bello. Platone dava alla bellezza una funzione essenziale: una salutare "scossa", che lo fa uscire da se stesso, lo strappa alla rassegnazione, all’accomodamento del quotidiano, lo fa anche soffrire, come un dardo che lo ferisce, ma proprio in questo modo lo "risveglia" aprendogli nuovamente gli occhi del cuore e della mente, mettendogli le ali, sospingendolo verso l’alto. La bellezza colpisce, ma proprio così richiama l’uomo al suo destino ultimo, lo rimette in marcia, lo riempie di nuova speranza, gli dona il coraggio di vivere fino in fondo il dono unico dell’esistenza. L’autentica bellezza schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’Altro, verso l’Oltre da sé. Se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora riscopriamo la gioia della visione, della capacità di cogliere il senso profondo del nostro esistere, il Mistero di cui siamo parte e da cui possiamo attingere la pienezza, la felicità, la passione dell’impegno quotidiano” (Benedetto XVI).
Trasmettere i valori di generazione in generazione, quale Essenziale e quale bellezza, è ‘via pulchritudinis’. "La nostra parola iniziale si chiama bellezza. La bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare, perché essa non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto". "Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si può essere sicuri che – segretamente o apertamente – non è più capace di pregare e, presto, nemmeno di amare" (Hans Urs von Balthasar). La via della bellezza ci conduce, dunque, a cogliere il Tutto nel frammento, l’Infinito nel finito, Dio nella storia dell’umanità. La Famiglia deve essere custode della bellezza; perché ha la possibilità di parlare al cuore, di toccare la sensibilità individuale, di suscitare sogni e speranze, di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno.
La Famiglia è chiamata per vocazione ad essere il pastore di bellezza che annuncia l’Essenziale nell’Amore di Dio per tutte le generazioni. |