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SCHEDA 2
Genesi 1,3-2,4a ] In principio Dio creò il cielo e la terra. 2] Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. 3] Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. 4] Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre 5] e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. 6] Dio disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque". 7] Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. 8] Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. 9] Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto". E così avvenne. 10] Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. 11] E Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie". E così avvenne: 12] la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13] E fu sera e fu mattina: terzo giorno. 14] Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni 15] e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra". E così avvenne: 16] Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 17] Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18] e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19] E fu sera e fu mattina: quarto giorno. 20] Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo". 21] Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 22] Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra". 23] E fu sera e fu mattina: quinto giorno. 24] Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie". E così avvenne: 25] Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. 26] E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". 27] Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. 28] Dio li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra". 29] Poi Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. 30] A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". E così avvenne. 31] Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. 2, 1] Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. 2] Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. 3] Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. [4a]Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
1In principio Dio creò il cielo e la terra. 2 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. 3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4 Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. 5 Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Iniziamo a contemplare le parole sull’attività creatrice di Dio. v.3. Wajj’omer ‘elohim = Dio disse. La creazione avviene mediante Parola. Nei sette giorni risuonano le 10 parole di Dio. ciò richiama i comandamenti (debarim, le parole) con cui Dio ha creato Israele sul Sinai come suo Popolo. Come le 10 parole del Sinai stipulano l’alleanza tra Dio e il suo Popolo, così le 10 parole della creazione stipulano l’alleanza tra Dio e l’umanità. La creazione avviene mediante parola, perciò c’è differenza tra il Creatura e la creatura. Il creato non è ‘emanazione’ di Dio, non ha natura divina, ma è solo un prodotto della Sua personale volontà. L’unica continuità che c’è tra Creatore e creatura è rappresentata dalla parola. Una parola che non è vuota, ma potente e colma di sublime energia. Così il mondo appartiene a Dio, è creazione della sua volontà ed Egli ne è Signore. Perché è la parola che diviene evento.
La parola ordina la creazione con questo schema:
v.3. Sia la luce. E la luce fu. Tutto inizia con l’irruzione della luce sul caos. Un raffinato segno di scienza cosmologica. La luce è l’elemento più sublime, primizia di tutto il creato. Una luce indipedente dagli astri, puro oggetto dell’azione creatrice di Dio. è solo Dio che ‘fa’ luce, non il sole o altre stelle (che vengono al quarto giorno!). Tale luce emerge sul caos e rende il caos in uno stato di evanescente penombra d’alba. vv. 4-5. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. La creazione giunta all’esistenza è tob = buona, termine che non esprime tanto un giudizio estetico, quanto di conformità col fine, l’adeguatezza col pensiero creativo di Dio. Tale ‘bontà’ è un invito alla lode rivolta all’uomo. ma l’uomo ancora non c’è: perciò è Dio stesso che loda il creato in quanto lo contempla. E lo contempla come opera artistica. Dio separa gli elementi della luce e delle tenebre: giorno e notte. Il giorno è luce che sgorga dalla luce primordiale della creazione; la notte è oscurità caotica ‘separata’ coi limiti che le pone l’ordine cosmico. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. Dio ‘chiama’ ‘notte e giorno’ ciò che era ‘tenebre e luce’. Il nome dato da Dio è la chiamata e la destinazione delle creature in rapporto all’esistenza. L’atto di imporre il nome, poi, significa l’esercizio di un diritto di sovranità. E fu sera e fu mattina: giorno primo. Dio crea il tempo in quanto è Signore del tempo. Di suo è una stranezza quando si dice che Dio fa esistere la luce, la separa dalle tenerbe e fa nascere l’alternanza ‘sera’ e ‘mattina’ che dà vita ad un ‘giorno’ (il primo). Se si pensa che sole e luna vengono il quarto giorno e sono loro ad alternare ‘sera’ e ‘mattina’, notte e giorno. L’Autore dunque vuol significare che la luce, creata da Dio, è realtà-primizia e trascende gli astri. Viene così demitizzata e desacralizzata la luce e la tenebra. Ne vuole impedire la divinizzazione (come era invece nei miti). Tenebre e luce sono al servizio di Dio, sottomesse alla sua autorità. Caratteristiche della creatura (di ogni creatura da qui in poi): - La creatura non è ‘emanazione’ di Dio, ma è differente ontologicamente da Dio; - Ogni creatura proviene dalla volontà di Dio e dalla sua Parola, per cui è appartenente a Dio; - La creatura giunta all’esistenza è tob = buona. Non si tratta di un giudizio estetico, ma dice che è adeguata al suo fine.
6 Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». 7 Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. 8 Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. È il giorno della creazione del ‘firmamento’ (raqia’: ripetuto cinque volte nei tre versetti); la solida volta celeste (solido battuto fortemente o calpestato; ‘lastra di lamiera’) cui è affidata la funzione di separare le acque (majjm: cinque volte nei tre versetti) superiori dalle acque inferiori. In tal modo l’elemento acquatico fino ad ora caotico, minaccioso e nagativo, si ordina. Il firmamento è una sorta di parete solida e trasparente che contiene cataratte apribili e da cui scende l’acqua superiore verso il basso sottoforma di pioggia. Le acque inferiori sono quelle che, una volta arginate, daranno origine al mare configurando l’aspetto della terra come alternanza ‘distesa marina/terra asciutta’. v.7. Dio fece. Poiché il ‘firmamento’ è una ‘lastra battuta’, Dio ‘fa’ quale artigiano. Non ‘chiama’ all’esistenza il firmamento, ma lo ‘fabbrica’. v.8. Il fimramento riceve il nome di “cielo” e in tal modo è demitizzato, è pura creatura al servizio di Dio. Da notare: Dio non dice il giudizio di bontà dell’opera. San Girolamoricorre al carattere negativo del numero 2. Indica dualità e separa l’unità. Resta suggestivo pensare ad una non piena positività nella separazione cielo/terra che indica quasi la separazione Dio/uomo.
9Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. 10Dio chiamò l'asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. 11Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. 12E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina: terzo giorno. Il terzo giorno contiene due opere: la separazione orizzontaledelle acque inferiori che vengono raccolte in un solo luogo lasciando emergere la terra asciutta (vv.9-10) e la creazione della vegetazione (vv.11-12). vv.9-10. Una sola Parola ordina alle acque di raccogliersi in un solo luogo. La versione ebraica dice: “E così avvenne”. La versione LXX: “e si riunì l’acqua sotto il cielo nei loro luoghi di riunione e la terra secca fu vista”; la terra melmosa caotica era nascosta dalle acque, dunque invisibile. Il mare che nel mondo semitico era divinizzato ed elevato al rango di ‘Potenza’, è restituito al suo status di creatura, è limitato nella sua forza straripante, è sottomesso al potere di Dio che è ‘Signore’ anche delle acque. JHWH domina le acque del ‘mare’ (nome dato da Dio stesso). Anche la vittoria di Israele è stata sul mare; perciò la vittoria di Dio sul ‘mare’ e sul suo orgoglio, su Leviatan e sui mostri marini, sarà sempre cantata ed osannata da Israele per proclamare Dio come Redentore. vv.11-13. tre volte la radice ebraica per dire “verde”, “verdeggiante”.Tre volte il sostantivo “frutto”.Tre volte l’espressione “secondo la loro specie”. Tre volte il termine “la terra” abilitata a svolgere una funzione materna.Sei volte la radice “seminare”, “semente”.Coì si narra la quarta opera della creazione in modo indiretto. Per la luce, il firmamento, gli astri, Dio dice “Sia!”. Agli elementi terrestri già creati Dio si rivllge con un comando che li coinvolge. Dunque è una creazione indiretta e mediata. Si chiama una fecondità che è benedizione sempre proveniente dalla Parola. La creazione si fa mediata: c’è un mandato di Dio che conferisce alla terra la capacità (materna) di produrre germogli: una cooperazione tra terra e Dio. un processo ‘finchè durerà la terra’ quale ‘creatio continua’ accogliendo come dono di Dio i frutti, i vegetali, i fiori. La continuità di ciò che la terra produce sarà per l’uomo, non si tratta di generazione spontanea, ma tutto procede dalla Parola e dalla benedizione di Dio. “E’ cosa buona” questa vegetazione che non è massa caotica, ma ordine articolato “secondo la propria specie”. ‘Specie’ = nim = prosegue l’opera di separazione e distinzione quale ordinamento armonico. Un’armonia nella differenza. 14Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni 15e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. 16E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. 17Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. 19E fu sera e fu mattina: quarto giorno. vv.14-19. Quarto giorno, creazione degli astri. Questi sono visti solo come creature e in dipendenza dalla volontà creatrice e ordinatrice di Dio. non sono ‘esseri autonomi’ e hanno un servizio da svolgere. Il loro ‘dominare’ è il servizio che viene loro assegnato. Vengono chiamate (in modo degradante) ‘fonti di luce’ o ‘lampade’, maggiore e minore. Questo perché il termine ‘sole’ era evocativo del nome di molte divinità. Così, cielo, sole, luna e stelle, sono desacralizzate rispetto al mondo antico che invece le onorava quali potenze divinizzate (il culto del sole in Egitto e Grecia; il culto della luna a Babilonia; le stelle per il mondo fenicio). Dunque anche questa creazione è creazione anti-idolatrica. Le stelle (v.16) sono nominate in modo sfuggente; chiamando ‘lampade’ o ‘fonti di luce’ il sole e la luna, l’Autore richiama il candelabro all’interno del Tempio in gerusalemme. Solo Dio è “lucedi Israele”. Per due volte si ricorda che sole e luna devono ‘separare’: giorno e notte (v.14); luce e tenebre (v.16). si tratta di una separazione temporale dopo che già al secondo giorno è avventa la separazione spaziale (acque superiori/inferiori). Creare significa ordinare la realtà all’interno del tempo e dello spazio. Il verbo “separare” (badal) è tipico dell’ebraismo ed è utilizzato nelle cose sacre( es.: sacerdoti separati dai leviti; il Santo separato dal Santo dei Santi). Tale ‘separazione’ è “segno per le feste” perciò anticipa la festa per eccellenza, il ‘sabato’. La formula di comando “ci siano!” è aplicata agli elementi celesti chiamati spesso dalla Scrittura “schiere” (tseba’ot). Un insieme di forze cosmiche ordinate come un’armata, un esercito pronto all’obbedienza del loro Signore e Creatore. L’appellativo “Signore delle schere” (JHWH Teseba’ot) indica “Colui che fa essere le schiere”. 20Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». 21Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. 22Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 23E fu sera e fu mattina: quinto giorno. In questi versetti è contenuta un’opera di animazione: Dio crea animali marini ed uccelli. Le acque “brulichino”: è un invito a “far uscire” esseri viventi. Siamo ancora nell’ambito della creazione mediata. Di nuovo c’è la benedizione che Dio rivolge agli animali. Qui c’è “nefesh” (v.22), ossia ‘soffio vitale’, respiro e subito scende su di esso la benedizione. Come sarà benedetto l’uomo, ora sono benedetti gli animali. Fra uomo ed animali (terrestri) c’è dunque un rapporto di solidarietà . Sono creati i grandi mostri marini (cetacei) e tutti i pesce che guizzano nei mari e tutte le specie di volatili. La benedizione li investe tutti e li invita a formare coppie monogamiche. L’atto della fecondità è benedetto, perché gli animali, generando, sono associati all’opera del Creatore e consentono a tale opera di proseguire. 24Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. 25Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.26Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 27E Dio creò l'uomo a sua immagine;a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. 28Dio li benedisse e Dio disse loro:«Siate fecondi e moltiplicatevi,riempite la terra e soggiogatela,dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra». 29Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. 30A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. 31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. Come nel terzo giorno Dio ha compiuto due opere, così avviene nel sesto giorno. Vengono compiute due opere: la creazione degli animali terrestri (vv.24-25); e la creazione dell’uomo (vv.26-31). vv.24-25. la terra produca = “fare uscire”: è il comando che Dio dà alla terra perché produca esseri viventi catalogati in “bestiame domestico “ (bedemah), “rettili” (remesh = tutto ciò che striscia e ‘guizza’ sulla terra), “beste selvagge” (chajeto ‘erets = bestie che si muovono in terre non coltivate). A tutti è il comando di moltiplicarsi “secondo la propria specie”. Dal caos all’ordinato; dall’indifferenziato, al regime delle differenze: questo significa “secondo la propria specie”. Tutto ciò è “cosa buona”. Ma ora si giunge al culmine della creazione. vv.26-31. L’Autore sottolinea la solidarietà tra animali e uomo: - Pone la creazione degli animali terrestri al sesto giorno, proprio come per l’uomo; - Riserva il verbo “creare” per gli animali marini (v.21) e per l’uomo (v.27); - C’è una benedizione ch Dio pronuncia sugli animali (v.22) e sull’uomo (v.28).
La narrazione orsa si fa intima tra Dio e le sue creature e raggiunge l’acipe di intimità con l’uomo: - L’uomo è l’ultima opera di Dio nei sei giorni; - Per l’uomo il verbo bara’ = “creare” , che indica l’agire esclusivo e caratteristico di Dio, è pronunciato tre volte (v.27); - Le benedizione per l’uomo è accompagnata dal solenne “disse” (v.28) e Dio non parla im modo impersonale, ma si rivolge all’uomo come a persona capace di dialogo.
v.26. Dio disse: “Facciamo”. C’è unità perfetta tra il dire e fare di Dio. Perché il discorso è posto in prima persona plurale? - Plurale di maesta? Non è conosciuto dall’Ebraico. - Residuo di un mito preesistente politeista? Impossibile in un testo che afferma il monoteismo. - Dio parla agli angeli? Un testo midrashico dice: quando Dio si agginse a creare l’uomo, gli angeli si divisero. Gli angeli dell’amore e della giustizia volevano fosse creato; gli angeli della verità e della pace non volevano. Poiché gli angeli rappresentano i valori, si temeva che tali valori venissero compromessi con la creazione dell’uomo, cioè l’amore, la verità, la giustizia e la pace. Perché? L’uomo offenderà i valori: sarà menzognero, sarà rissoso e farà guerre, dicono gli angeli a sfavore dell’uomo. Gli angeli favorevoli affermano che senza l’uomo i valori non si realizzeranno. Mentre gli angeli discuno Dio afferma: “Che discutete? L’uomo è già creato!”. Morale: se si esaspera e si esagera la pienezza dei valori, la creazione diviene impossibile; ma se si parte da un’esigenza minima, allora può realizzarsi la profezia di Salmo 82,11-12: “Amore e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo”. Creando l’uomo Dio si è assunto un rischio, che pace e verità vengano ferite. Ma Lui l’ha creato a sua immagine e somiglianza, l’ha creato capace di amore e giustizia! Sotto questo midrash sta la domanda: perché creare l’uomo destinato poi alla morte? La risposta di Dio è: sono io che ho creato e perdonerò, sopporterò e salverò. E se anche la vita dell’uomo è breve, Iosono longanime nella misericordia. - Sulla stessa linea: Il Salmo 8 è l’unico testo, assieme a genesi 1,26ss che afferma una somiglianza tra uomo e Dio. Dice che l’uomo è stato di poco inferiore agli ‘elohim (angeli) intendendo che la somiglianza non si riferisce direttamente a JHWH, ma agli angeli. Il “facciamo” indica che Dio si associa agli essere della sua corte celeste. Dunque l’uomo è creato da Dio secondo la forma e il tipo degli ‘elohim. - Dio si rivolge alle opere create, al cielo e alla terra? - Dio rivolge la domanda “Facciamo” al suo cuore? Cioè consulta se stesso? - Secondo alcune interpretazioni, Dio consulta il proprio ‘Architetto’, cioè la Sapienza. - L’interpretazione cristiana ha pensato ad un dialogo tra Dio e il Verbo, il Logos che era in principio presso Dio, proponendo questo testo come teologia trinitaria in nuce. - Ancora una spiegazione. Dio si rivolge all’uomo. Come se Dio dicesse all’uomo: realizzaimo quest’opera tu e io! Al di là delle possibili risposte, al proposito “Facciamo!”, plurale che investe tutto il creato ormai pronto ad accogliere l’uomo; che investe l’uomo utlima creatura di Dio; che investe Dio stesso che avrà immagine che gli assomiglia nell’uomo, rispodne solennemente l’esecuzione del proposito per tre volte: “Dio creò l’uomo” (v.27). “…. a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”. Immagine = (Ebraico) selem = (Greco) eikòn = (Latino) imago. Indica il calco, la copia, la riproduzione. Utilizzato per le statue. Somiglianza = (Ebraico) demut = (Greco) omoìosis = (Latino) similitudo. Termine più astratto che attenua la forza realistica del primo; indica somiglianza, apparenza, corrispondenza. Un’immagine (selem) che corrisponde (demut) al modello originario. Che significa per l’uomo essere a immagine di Dio? sono state offerte molte ipotesi: - Posizione eretta dell’uomo. - Forma e aspetto. - Memoria, intelligenza e ragione. - Anima. - Regalità, il dominio sul creato. - Essere maschio e femmina, la coppia umana.
La creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio tende ad un evento tra Dio e l’uomo. Dio crea una creatura che gli è conforme, cui possa parlare e che l’ascolti. Decide di creare ciò che può avere relazione con Lui, per il dialogo. Davanti a Dio non c’è un ‘individuo’, ma ‘adam = l’umanità: tutta l’umanità è voluta da Dio. Tutta l’umanità, tanto che il comando di dominare è rivolto al plurale: “Dominino!”. L’imago Dei è dunque l’umanità che è anche capax Dei.
‘Adam dunque porta l’immagine di Dio e ne è essenzialmente ‘figlio’ in quanto tra i due vi è comunione e alterità. Portando tale immagine di Dio nel mondo, l’uomo è il sigillo di Dio nel mondo, il suo rappresentante, il suo mandatario. Dio è nel mondo là dove c’è l’uomo! Ecco perché all’uomo è concesso il dominio su tutto il creato. L’uomo non potrà spadroneggiare nel creato, ma dovrà restare rappresentante di Dio, del Creatore, di Colui che crea continuamente mantenendo vita nel creato.
v.27. In questo versetto si realizza quanto annunciato nel v.26. Nel v.26 ‘adam è senza articolo e indica nell’annuncio, ‘un uomo’, ‘un umano’. nel v.27, nella realizzazione, è ‘l’uomo’, con una precisa identità data dall’essere maschio e femmina. L’uomo è creato ‘maschio e femmina’, due uguali con la differenza manifesta nella sessualità che è anche principio interiore nella persona. Si parla di ha-‘adam quando c’è l’uomo e la donna. Passare dall’umano (‘adam) all’uomo (ha.’adam) significa incontrare l’altro e uscire dall’anonimato; passare dal ‘ciò’ che si è al ‘chi’ si è. Perciò sia il maschio che la femmina, l’uomo e la donna sono costituiti ed esistono in quanto immagine somigliante di Dio.
Nel versetto vi è anche una alternanza tra signolare e plurale: E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Abbiamo detto che Dio crea l’umano per una relazione con Dio e con gli altri. La relazione con Dio non è solo di fede, ma è già posta nell’azione creatrice di Dio e nemmeno il peccato con la sua forza devastante può annullare questa originaria relazione. Dopo il peccato, infatti, Dio non ripete la creazione, ma la ricorda come una ferita e nuovamente darà la benedizione. Ma la relazionalità è anche tra gli uomini (l’uomo è solo se è in relazione) e si esprime soprattutto nella differenziazione sessuale. L’uomo in quanto tale non esiste, ma esiste in quanto maschio e femmina ed esiste in quanto l’uno con l’altro e l’uno per l’altro. il loro legame è immagine dell’alleanza di Dio con l’uomo, è figura dell’amore di Dio, della fedeltà e della forza creatrice. Si valorizza la completezza uomo-donna: la loro unità non è in loro stessi, ma in Dio di cui essa è immagine. Tale relazionalità rimanda alla relazionalità e all’unità nella Trinità.
v.28. All’uomo è data la responsabilità della vita. Il comando di Dio perché l’uomo sottometta la terra e domini sugli animali. L’uomo è costituito ‘signore’ del creato, ma non può esercitare il dominio a piacere, disprezzando e distruggento le parti in esso presenti. È e rimane creatura, perciò deve curare, custodire ciò che Dio gli dona come suo mandatario. “Soggiogate” = rada = entrare, calpestare (es. il torchio), calzare i piedi su qualcosa. “Dominate” = kabas = occupazione militare per stabilirsi in un luogo. A questo punto le creature tutte acquistano una nuova dipendenza da Dio: mediante l’uomo sono orientate a Dio e non solo direttamente in quanto creature di Dio. E’ l’uomo ora che conferisce dignità alle creature.
vv.29-30. Si ribadisce il senso di rispetto che l’uomo deve avere per il creato. All’uomo non sono concessi gli animali come cibo. Anzi è data una sola pianta: panta ebracea che ha fusto che culmina con un seme (per es. i cereali) e alberi da frutta. L’erba serve per il pascolo e come nutrimento per gli animali. Gli essere che hanno una nefesh non possono servire da cibo per l’uomo. Non parliamo di un’epopea vegetariana, ma di profondo rispetto nel rapporto uomo-mondo. Non si parla sono in Genesi di questo. Infatti: “In quel tempo farò per loro un'alleanza con le bestie della terra e gli uccelli del cielo e con i rettili del suolo; arco e spada e guerra eliminerò dal paese; e li farò riposare tranquilli” (Osea 2,20); “Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi” (Isaia 11,6-8). Tutto per il rispetto della vita nel mondo; ciò anche quando all’uomo saranno concessi gli animali come cibo: “Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue” (Genesi 9,3-4).
v.31. L’opera del sesto giorno si conclude con l’annotazione che “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. Nessun male è stato intridotto dalle mani di Dio nel mondo. La sua onnipotenza non è stata limitata da nessuna seria opposizione. Agli enugmi dell’uomo sul male, risponderà lo Jahveista col racconto della ‘caduta’.
Genesi 2,1-3.4a. 1] Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. 2] Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. 3] Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. 4a]Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
v.1. Usciamo dallo schema di creazione fino ad ora presentato dalla Scrittura. La narrazione del settimo giorno inizia nominando le ‘schiere’ (tseba’ot) celesti e terrestri. La ‘grande armata’ del “Signore degli eserciti”. Ma il termine tseba’ot è anche liturgico e indica le classi dei Leviti e degli addetti al culto. A dire che tutta la creazione deve dare lode al Signore Creatore. Non per nulla il richiamo nascosto alla lode viene proposto nel settimo giorno, nel sabato che è giorno liturgico. In fondo tutto l’ “universo” che emerge dal caos, tende ad essere “uni-verso”, cioè “rivolto verso l’unità, in comunione verso Colui che è Uno.
v.2. Si riprende l’idea del ‘compimento’ dell’opera di creazione e si specifica che è avvenuto nel settimo giorno. Allora Dio ha ‘lavorato’ nel giorno in cui ‘lavorare’ è proibito? No: Dio non ha creato nulla nel settimo giorno; si parla solo del settimo giorno, del sabato che mancava perché la creazione fosse completa. I rabbini dicono: il sabato è la sposa di cui il creato è baldacchino nuziale, il sbatao è quel riposo di cui il mondo mancava. “Termine” = kalah = verbo indicante una finitezza del creato: la creazione ha un limite. Così, fare il sabato, celebrarlo dando lode a Dio implica il ricnosocere il proprio ldi creature. Creando il primo giorno, Dio ha creato il tempo; col sabato ha creato la fine del tempo. E la creazione riceve compiutezza e finitezza e la riceve quale bellezza (tob) dal fatto che Dio “cessò”, si astenne dal lavorare.
Shabat = verbo che non indica tanto il ‘riposare’, quanto l’ “arrestarsi”, l’ “astenersi”. La creazione implica anche la fine del creare. Dio compie la creazione interrompendo l’atto creatore, perciò Dio limita la creazione.
v.3. Dio, poi, benedice il settimo giorno. La benedizione è per la fecondità: il Sabato porta fecondità ai giorni precedenti. Così anche il lavoro dell’uomo nei primi sei giorni sarà fecondo se il sabato si distaccherà dalle opere delle sue mani. Avrà la pace, la vita nella sua pienezza se saprà contemplare la bontà del creato e di ciò che ha fatto nei giorni lavorativi.
Il Sabato è anche ‘santificato’, cioè ‘separato’, distinto dagli altri giorni; sarà per l’uomo giorno festivo e non feriale; di riposo e non di lavoro. È giorno “senza sera e senza mattina”: è il giorno escatologico, il giorno eterno, unico. Diviene giorno che ricorda la creazione, la liberazione di israele, ma anche fa memoria del giorno a venire, del Regno dei cieli, della nuova creazione e della definitiva liberazione.
Non si parla di creazione del Sabato, ma di un ‘riposo’ di Dio. Il mondo non è più in via di creazione, è stato terminato da Dio. Dio ha benedetto e santificato il riposo (shabat, da cui shabbat = sabato). Tale riposo diviene qualcosa di buono di bene nel rapporto Dio-mondo-uomo. In tal modo si afferma che Dio ha già disposto nella creazione ciò che è bene per l’uomo, ciò che gli sarà necessario nel tempo.
v. 4a. E’ qui la conclusione del racconto Sacerdotale espressa con un termine che stupisce: “origini” o “generazioni” (toledot). Il termine indica non tanto le origini, ma le generazioni, le nascite, le genealogie. Ma per non cadere nei miti delle creazioni per generazioni, subito si dice: “quando vennero creati”. Dopo le toledot di Dio, spetta ormai all’uomo di agire.
Dio ha creato facendo: tutta la creazione è opera presieduta dallo spirito di Dio, è frutto della parola e del gesto di Dio: un’opera liturgica che proprio nel giorno liturgico per eccellenza, il sabato, trova il suo apice, la conclusione e la destinazione. Conclusione. - Abbiamo contemplato non un mito o una saga, ma una dottrina sacerdotale, cioè una sapienza tramandata da sacerdoti di generazione in generazione. - La sua redazione finale, dopo una trasmissione che fissa le idee chiave e opera aggiunte lungo i secoli, termina nel tempo dell’esilio babilonese. - Sette giorni. Il ritmo settenario deve indicare sette giornate e come un unico ciclo nel tempo. La creazione ad opera di Dio da origine al mondo e al tempo, qundi alla sua temporalità e finitezza. Inizia l’opera della storia. - Il v.1. del capitolo 1 è la somma dell’intero capitolo, una sorta di frase programmatica per dire che tutto il resto è solo specificazione del fatto che tutto è stato creato da Dio e al di fuori di Lui non esiste alcuna potenza creatrice. - Oltre a questa linea ‘orizzontale’ che attraversa il creato, esiste una linea ‘ascensionale’ che stabilisce una gerarchia tra creature e Creatore: non tutte sono in rapporto immediato con Dio: ü Caos e notte caotica sono il punto più lontano da Dio. il giorno è di grado diverso. ü Le piante hanno rapporto con Dio mediato dalla terra feconda con cui hanno rapporto immediato. ü Animali. Quelli marini sono creati dalla Parola; quelli terrestri provengono dalla terra. ü L’uomo è al vertice, direttamente in rapporto con Dio. il mondo è dunque orientato verso l’uomo nel quale sperimenta il contatto con Dio.
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