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Lunedì 21 Maggio 2012
Catechesi n. 423 PDF Stampa E-mail
  1. 1.       INTRODUZIONE

 

Continua l’argomento della vera e superiore giustizia. Gesù parla di tre pratiche religiose: elemosina, preghiera e digiuno. Vissute in modo retto, possono essere espressione di vera religiosità e giustizia. Diversamente, si riducono a formalità esteriori e ambizione. Gesù smaschera il contegno ipocrita e indica con parole chiare la via giusta.

Prendiamo in esame i vv. 1-4 (elemosina) e 16-18 (digiuno). La preghiera (vv. 5-15) verrà commentata a parte.

 

 

  1. 2.       TESTO

 

Matteo 6,1-18.

1] Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.

2] Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

3] Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra,

4] perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

5] Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6] Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 7] Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. 8] Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 9] Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;

10] venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. 11] Dacci oggi il nostro pane quotidiano, 12] e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 13] e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. 14] Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15] ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

16] E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

17] Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto,

18] perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 

 

  1. 3.        TESTO E CONTESTO

 

v.1. Con sguardo acuto, Gesù presenta la differenza tra la vera pratica della giustizia e quella falsa. Viene esercitata per amore dell’uomo o per timore di Dio? dietro le opere buone può nascondersi l’amor proprio, un animo che non cerca la gloria di Dio, ma quella degli uomini.in tal caso tutto diviene vuoto e senza valore. Il vero culto a Dio non può che tendere a Lui.

Le opere buone non devono essere praticate per avere in contraccambio la ricompensa divina; la ricompensa, infatti, è garantita quando l’opera è retta.

 

vv.2-4. L’elemosina. Chi fa l’elemosina non deve sentirsi libero dai propri obblighi sociali. I beni personali non sono proprietà assoluta della persona, ma sono stati affidati perché siano rettamente amministrati.

Anche il povero fa parte della società e ha i suoi diritti.

La cura dei poveri è pietra miliare della moralità sociale di un popolo.

Tale attenzione ai bisognosi non deve nascere da compassione umana o dal solo sentimento di responsabilità sociale. Deve essere motivata da Dio!

Lui, Padre di tutti, non vuole che alcuno resti nell’indigenza, ma che venga accolto dai fratelli, proprio come Lui ha misericordia di tutti i suoi figli.

Fare elemosina in nome di Dio non è senza pericoli: può nascondere possibilità di ambizione.

Fare il bene per guadagnare il plauso degli uomini ed essere considerati benefattori dell’umanità, non è cosa buona.

La via giusta che Gesù indica è chiara: il bene deve essere operato nel segreto. Quando nessuno lo sa. Anche quando chi lo fa non lo sa (come se lo dimenticasse). Solo in questo caso l’opera è fatta nel nome di Dio.

Dio non dimentica; vede nel segreto e ricompensa.

Avere riconoscimento dagli uomini è come ricevere una ricevuta del bene operato.

Fare del bene in nome di Dio, segretamente, colto solo dallo sguardo di Dio, ottiene ricompensa.

 

vv. 16-18. Il digiuno. Anticamente il digiuno riguardava tutto il popolo. I peccati commessi da Israele erano un debito che pesava sulla comunità. in segno di penitenza, tutti dovevano digiunare.

Anche il singolo poteva digiunare per i propri o altrui peccati.

I farise apprezzavano il digiuno, fatto per libera iniziativa personale e lo praticavano con zelo.

Ma quando si digiuna per fare penitenza davanti a Dio e farne spettacolo davanti agli uomini, significa snaturare il valore del digiuno stesso.

Girovagare col volto triste, con la cenere sul capo e con abiti stracciati è davvero immagine ridicola. Ma poiché con questa immagine si specula sulla lode della gente, essi hanno già avuto la loro ricompensa.

Gesù non condanna il digiuno; ma indica quello ‘profumato’ e soprattutto che non si fa accorgere. Digiunare davanti a Dio senza che gli uomini se ne accorgano. Solo Dio che vede nel segreto coglie il digiuno del discepolo e lo ricompensa.

 

 

  1. 4.       RIFLESSIONE

 

Non è un caso che la Chiesa, Madre e Maestra, ponga sulle sue labbra questo brano di vangelo il giorno “delle Ceneri” con cui si inizia solennemente la Quaresima.

Con questo brano di Vangelo la Parola del Signore  ci insegna il mondo più semplice, ma anche più vero ed efficace per dare una svolta di conversione e di santificazione alla nostra vita.

 

Gesù insegna la via più umana, più semplice, lineare, bella, senza alcun costo aggiuntivo né di tempo, né di riti religiosi, né di altri impegni gravosi e quasi insopportabili. Questa via di Cristo Gesù rimane stabile in eterno.

In che cosa consiste esattamente questa via semplice ed efficace che oggi Gesù insegna ad ogni suo discepolo? Essa è puramente questa: ogni cosa che si fa in pensieri, parole, opere deve essere fatta per purissimo amore del Signore nella più grande segretezza. Da quanto noi diciamo e facciamo deve salire al Signore Dio nostro la più grande gloria. L'autore delle parole e delle opere deve nascondersi, scomparire, divenire invisibile, inesistente per il mondo. Lui opera senza che nessuno lo noti. Lui agisce senza che alcuno lo veda. Lui parla, ma come se fosse solamente una voce venuta da lontano. Lui è per gli altri, ma lui stesso neanche deve saperlo.

Gesù non sovverte il mondo religioso. Non abolisce nessuna pratica della fede. Non sono le pratiche della fede che vanno abolite. Se se ne abolisce una, ne sorgeranno cento, mille, diecimila. L'uomo è corpo ed ha sempre bisogno di corporeità, fisicità, nella quale calare la sua umanità. Chi esclude il corpo dalla fede, fa un'opera iniqua, perché l'uomo vive nel corpo ed è il corpo il luogo dove si incarna e si realizza la fede.

Le opere vanno però purificate, sanate, ricolmate di verità, santità, altissima moralità, purissima umiltà, nascondimento. Gesù ci chiede di fare tutto per il Signore e solo per la sua più grande gloria. Niente deve essere fatto per la nostra gloria, ammirazione, esaltazione, ingrassamento della nostra superbia. Per questo occorre che ci rivestiamo di umiltà. L'umile fa il bene e si nasconde, non suona la tromba, non ostentala sua religiosità, non mostra le sue opere buone, sa così bene occultare ogni cosa che lui fa perché solo il Padre celeste la veda e nessun altro. È questa la grande della regola che Gesù oggi dona ad ogni suo discepolo: nulla viene abrogato, tutto invece riportato nella carità, umiltà, nascondimento, gloria di Dio.

 
© 2010 Parrocchia Santa Maria di Loreto - Pesaro